domenica 10 giugno 2012

La Formica zoppa

Cari amici lettori, ecco un'altra storiella, riguarda un animaletto sfortunato, ma sarà proprio così? Vedremo... In fondo non tutto il male viene per nuocere.
Spero che vi piacerà.
Saluti cari a tutti.
Nonna Elda

LA FORMICA ZOPPA

Aveva lavorato tutto il giorno con le sue compagne operaie la formica Beniamina ma, sulla via del ritorno preoccupata di non perdere il suo fardello di cibo che tratteneva con le sue pinzette non si accorse che un sassolino le stava rotolando addosso colpendole una zampetta. lì per lì non badò molto al dolore ma, ad un tratto, si accorse che non poteva più proseguire perché di una  delle zampe posteriori le era rimasto solo un pezzetto e il dolore si era fatto lancinante.  Si era quindi fermata, facendosi in disparte, mentre le compagne proseguivano una dietro l’altra verso casa senza badare a lei.
-Mi riposo un po’- pensò Beniamina, - poi riprenderò il cammino.-  Ma non fu così. 
 La poveretta si accorse che non ce la faceva proprio a muoversi dal male. il tempo passava inesorabile, le sue compagne erano ormai lontane e, certo, avevano raggiunto il loro rifugio con tutte le provviste; la regina le avrebbe accolte contenta del bottino e lei sarebbe stata esclusa dagli elogi che tutte avrebbero ricevuto. Intanto la notte era discesa su tutte le cose; la luna era solo una piccola falce stagliata nel cielo ma tutt'intorno era buio e Beniamina si guardò in giro sgomenta e quasi impaurita in questo luogo a lei  sconosciuto.
Ad un tratto vide un fanalino luminoso ondeggiare sulla sua testa: era la lucciola Camilla che stava compiendo il suo primo giro serale; stava volando cosi bassa che non poté non vedere Beniamina: Incuriosita le  chiese: 'Cos’hai piccola mia?' "ahimè sono perduta" rispose Beniamina, "sono ferita e non posso tornare a casa e poi ho perduto il mio bottino, povera me! povera me!" "su, su, non disperarti le disse Camilla, " se vuoi mi abbasso ancora un po’ in modo che tu possa salirmi sopra e insieme andremo a trovare un rifugio più adatto a te per la notte".
“Grazie, sei tanto gentile tu, come potrò ricompensarti per la tua bontà?" "Non pensarci ora e sali sulla mia schiena” E cosi Beniamina con tanta fatica salì piano, piano in groppa alla lucciola e per la prima volta si senti trasportare verso l’alto provando tutti i brividi dei volo!
Nonostante il dolore non poté fare a meno di ammirare da lassù un mondo tutto nuovo e tanti, tanti lumicini danzare qua e là.  Le parve tutto un sogno.
Intanto la lucciola Camilla si era avvicinata ad un albero e pensò di portare Beniamina sotto questa specie di ombrello onde vi trovasse rifugio per la notte, e cosi fece.  Il fardello sulla sua schiena era infatti un po’ pesante e poi avrebbe dovuto riprendere la sua consueta danza notturna.  Beniamina riuscì piano, piano a scendere e, ringraziando ancora Camilla, le manifestò la speranza di rivederla.  "Certo che ci rivedremo “disse Camilla, e con uno sfarfallio di ali volò via leggera.


Beniamina si trascinò lentamente verso una delle grosse radici dell’albero e sotto una piccola sporgenza si sistemò alla meglio e riuscì perfino a dormire un po’.  Dopo qualche tempo si ridestò; era ancora buio ma. guardando verso l’alto, le apparve una cosa meravigliosa.  Un cielo trapunto di mille luci. ”ecco”, pensò, perché Camilla mi ha lasciato, doveva aggiungere altre compagne lassù in alto; e rimase a lungo ad ammirare questo spettacolo, fino a quando l’alba affievolì man mano i lumicini del cielo e un chiarore nuovo si diffuse all'orizzonte per diventare piano, piano un bagliore giallo-arancione che a poco a poco inondò le cose di una magica luce.  Beniamina quasi dimenticò il suo dolore di fronte a questo miracolo. 



 A giorno fatto, si guardò intorno e proprio accanto a lei scopri una strana cosa con una forma  inconsueta e pensò che non poteva trattarsi che di un sasso, ma che genere di sasso?  D'altra parte i sassi lei li conosceva bene e poi questo si muoveva e aveva come due antennine che sporgevano davanti. la "cosa” si senti osservata e alzò un po’ il capo.  "perché mi guardi chiese con la sua vocina chioccia, "chi sei?" "Sono la formica Beniamina, e sono zoppa.  Posso muovermi a stento.  E tu chi sei?" "Sono la chiocciola Mafalda" "E cos’è quella roba che porti sopra di te lasciandoti fuori la coda?' "intanto non è una coda ma l’altra parte di me, e quello che vedi sopra è la mia casa" "Allora tu hai sempre la casa con te, come sei fortunata!  ' "Come fai a dirlo?  Lo sai che pesa e per questo sono costretta a muovermi tanto lentamente che a volle impiego mesi prima di raggiungere la meta?" "Oh, poverina, non avevo pensato che anche tu hai un fardello da portare, ;come: facevo io con le mie compagne quando lavoravo come loro.  Dove sei diretta ora?' "Vorrei andare in quel campo di grano, laggiù" 'Parli forse di quella foresta ondeggiante del colore dell’oro, al di la di questo campo?" "Si, proprio quella".  "Mi piacerebbe venire con te ma non so come fare, la zampa mi fa ancora tanto male" 'Beh, se ce la fai, monta sulla mia casa, e andremo insieme". 
Beniamina con uno sforzo sovrumano montò sulla chiocciola badando di non scivolare, e Mafalda si mosse quindi lentamente in direzione del campo di grano, Beniamina; dall'alto notava che dietro Mafalda rimaneva come una scia argentea; “chissá” pensò, "forse è un sistema per non perdere la via dei ritorno."  Intanto si guardava intorno stupita per le tante  cose nuove e belle che scopriva.
 Vide persino un ragno che tesseva la sua tela, poi  un fiore che spuntava dall’erba umida di rugiada e un fulgido cielo azzurro si scorgeva a tratti quando l’erba era più bassa. “Che  meraviglia “ pensò. 


Era quasi buio quando arrivarono ai bordi del campo di grano; le spighe ondeggiavano  mosse dalla brezza, e quando Mafalda disse a Beniamina che
lei doveva rintanarsi nella sua casa per la notte le propose di lasciarla su una spiga di grano dove fra i chicchi avrebbe potuto riposarsi. Beniamina accettò volentieri anche se fu assai difficile per lei aggrapparsi ad una grossa spiga. Prima di questa fatica salutò e ringraziò Mafalda che avrebbe rivisto l’indomani. Si cibò con un chicco di grano e incominciò a guardarsi intorno; la notte era cupa ma grilli e cicale le facevano compagnia con i loro canti e non si senti più tanto sola. Certo pensava a Camilla, che l’aveva aiutata, e scrutava con i suoi occhietti tutt’intorno per vedere se qualche lumicino volteggiasse qua e là . Ecco finalmente  le lucciole iniziare la loro danza; una in particolare le pareva più vicina e allora chiamò con la sua voce piccina piccina  “Camilla, Camilla” Conoscendo l’avventura di Beniamina , la lucciola più vicina passò parola ad un’altra compagna  e cosi via fino a quando Camilla ricevette il messaggio e volò verso la spiga di grano. “Eccomi ,Beniamina  sono felice di vederti” e si raccontarono gli ultimi avvenimenti. Intanto Beniamina stava assai meglio  e nonostante zoppicasse riusciva a muoversi con più agilità. 
Camilla ne fu lieta e le suggerì di tornare a casa dalle sue sorelle ora che poteva ancora rendersi utile.
Beniamina capi che questo era il suo dovere e dopo aver salutato Camilla, decise che, la mattina seguente, si sarebbe messa in cammino  per ritornare nella comunità. Le due amiche quindi si salutarono con  effusione promettendosi   di rivedersi un giorno.

Mafalda ,al risveglio, si offri ancora di accompagnare  Beniamina per un poco e giunte  poi su un piccolo sentiero dove alcune formiche operaie erano già al lavoro, fece scendere Beniamina che si sarebbe unita a loro nella speranza di essere accettata.
"Ciao, Mafalda, ciao cara amica, e grazie” disse congedandosi. “Auguri” disse questa a strisciò per la sua strada.

Beniamina poté  riprendere la sua vita di sempre, faceva un po’ fatica a lavorare a causa della sua infermità ma alle compagne che la compiangevano  un poco perché era zoppa, lei ripeteva  “mi manca , è vero, un pezzo di zampa , ma sono tanto felice  e credo di essere più fortunata di voi che col, capo chino non avete mai visto ciò che ci circonda ; io mi sento tanto fortunata  ho incontrato  buone creature  e grazie a loro ho capito che al di là di questo nostro piccolo mondo c’è  qualcosa di grande . Vi proporrei di fermarvi un poco ogni giorno, di lasciare un attimo questa frenetica attività  e di godere per un istante delle bellezze infinite che io ho avuto il dono di scoprire".

 Tutte si guardarono stupite ed incuriosite ma da quel giorno tutte le compagne  di Beniamina , di comune accordo, ne seguirono il consiglio  e si accorsero che il lavoro era più lieve, che il fardello era meno pesante e che tutto  era più bello ora che avevano imparato a vedere ciò di cui prima, indaffarate com’erano e sempre a capo chino, non si erano mai accorte.   
Elda
    

(immagini perse da internet)

2 commenti:

  1. Bellissima! con più di una morale da far capire ai propri bimbi!
    Grazie per aver regalato quest'altra bellissima storia ^_^

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    1. Cara Signora Sabryna,
      Lei è sempre tanto entile e la ringrazio di cuore
      ale Sue parole sono per me tanto importanti e mi rincuorano.
      Ancora tante grazie....a rileggrci,spero!
      Nonna Elda

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